martedì 19 aprile 2011

La politica del folklore

Nei partiti italiani si accendono grandi dibattiti. Siamo di destra? Siamo di sinistra? Siamo di centro? Siamo democristiani? Siamo fasciocomunisti? Discussioni appassionanti, fiumi di parole, fior fiore di elucubrazioni. Vorrei riportare tutti sulla Terra e chiedere: ma uno straccio di programma? Ma questa cosiddetta "opposizione", che vuole andare "oltre", che è già proiettata in un'era "post-berlusconiana", cosa ha intenzione di realizzare? Quali soluzioni ha in mente per risolvere i problemi? Quali riforme economiche e sociali propone? La discussione è sicuramente una risorsa per la democrazia interna di un partito; ma se la discussione non diventa sintesi e quindi si traduce in una proposta concreta, allora rimane solo uno stucchevole esercizio intellettuale. Non è sufficiente criticare e indignarsi. Ad esempio, cosa propongono i partiti di opposizione per l'università? L'attuale maggioranza ha detto chiaramente che alcuni corsi di laurea sono inutili e da eliminare, creando di fatto un'antipatica divisione fra lauree di "serie A" spendibili nel mondo del lavoro e lauree di "serie B" che inseriscono in quello della disoccupazione. Da universitario, sto cercando di capire da diversi anni l'utilità dei fantomatici master, che vennero presentati come un anello fondamentale di congiunzione tra la realtà accademica e quella lavorativa. E adesso? Verrebbe da dire: se li conosci li eviti. Il master, in particolare quello accademico, viene snobbato e addirittura sconsigliato: meglio cercare subito un lavoro o ripiegare su un master privato (stando ben attenti a selezione un istituto di prestigio). Da titolo di studio superiore, ad inutile perdita di tempo: questa è l'involuzione del master. Cosa ne pensa in merito l'opposizione di sinistra (?) e di destra (?)? Forse sono impegnati a preparare nuovi roboanti slogan, nuovi saggi sulla storia delle dottrine politiche, tra folklore e realtà, sognando un'Italia senza Berlusconi.



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